Il quattrino e le quattro ruote
Negli affari contano tante cose, dall’immagine dei protagonisti alle aspettative che riescono a suscitare o alle ostilità che non riescono a evitare, dalla credibilità dei progetti alle performance precedenti. Ma alla fine contano i quattrini. Nell’affare Opel la Fiat ha le carte in regola dal punto di vista dell’affidabilità industriale e non sfigura neppure sul fronte, tanto importante alla vigilia delle elezioni tedesche, sociale e di garanzia di una buona quota di occupazione.

La maggiore sostenibilità della proposta Magna nasce in realtà dal fatto che la richiesta di sostegno finanziario, almeno nell’immediato, da parte delle casse pubbliche tedesche è inferiore (il che lascia, tra l’altro, maggior spazio alle finanziarie dei lander interessati). L’altra variabie, quella dell’occupazione, in realtà dipende dal successo che avranno sul mercato le automobili prodotte negli stabilimenti Opel, e qui la distanza da una massa critica sufficiente a reggere la concorrenza internazionale in una fase difficile, in realtà, dovrebbe favorire il disegno della nuova Fiat davvero multinazionale. Però la Fiat mostra il fianco di un insufficiente sostegno finanziario al suo disegno, che viene interpretato come una scarsa attrattiva esercitata sui suoi partner finanziari tradizionali, che naturalmente sono in primo luogo le grandi banche italiane.
Sia la Fiat che le banche vivono una situazione particolare nella crisi internazionale, visto che ne sono state colpite meno duramente delle loro concorrenti mondiali. La Fiat ha reagito proponendo un’espansione e un’interazione internazionale, razionale e aggressiva, le banche, al contrario, sembrano tentate di tirare i remi in barca, riducendo le attività all’estero che appaiono più rischiose. Per fare sistema è necessario che industria e finanza trovino un terreno e una visione comune, e l’affare Opel, che completerebbe quello Chrysler, è un banco di prova per verificare se il capitalismo italiano è in grado di affrontare il problema in modo coordinato.